INCONTRI E SCAMBI


Una delle bellezze della città di Palermo è la sua diversità tra le persone di origini diverse che ci vivono, così trovare un posto dove passare una serate al contato della gente non è difficile. Ecco una piccola lista di posti da frequentare senza temere la discriminazione razzista

ARTE MIGRANTE

Arte Migrante mira a creare spazi di incontro e di condivisione per facilitare l’interazione sociale e l’arricchimento reciproco attraverso l’arte.

si svolge nel centro della città nei locali della chiesa di Parrocchia Santa Chiara D’Assisi a Palermo ogni due venerdì

https://www.facebook.com/ArteMigrantePalermo/

MOLTIVOLTI Restaurant

Moltivolti nasce e nasce nello storico mercato Ballarò, un crogiolo di culture, colori, sapori e profumi che rende questo luogo unico al mondo. Ci sono più di 14 etnie a Ballarò, più di 25 lingue si parlano e quotidianamente convivono comunità di migranti, studenti, professionisti, mercanti storici e nuovi imprenditori. Un laboratorio che rappresenta tutti gli elementi della società futura e che Moltivolti ha scelto come luogo ideale per attuare un modello di sviluppo e di impresa sociale basato sull’interazione e la valorizzazione delle differenze.

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ARCI PORCO ROSSO

Capitale delle culture, crocevia del Mediterraneo, ponte tra mondi distanti, così abbiamo sempre immaginato la nostra città.

Oggi purtroppo la realtà è molto diversa, Palermo è capoluogo di un avamposto di frontiera, periferia della periferia di un’Europa sempre più fortezza, una città che porta addosso le ferite dell’emigrazione vissuta come un’emergenza, stretta fra le scorie di decenni di malgoverno e il controllo mafioso del territorio.

In questi anni però c’è chi ha resistito; l’esperienza del Palermo Pride ci ha fatto risvegliare orgogliosi dell’identità di ognuno di noi in una città colorata e innamorata, decine di esperienze civiche di lotta alla mafia ci hanno mostrato che quelle catene possono essere distrutte, le associazioni che nei quartieri più in difficoltà hanno lavorato e lavorano affinché nessuno sia mai lasciato indietro, le decine di persone che danno corpo a storie di accoglienza che leniscono la vergogna delle troppe anime perse nel mare nostro, le centinaia di studenti che si agitano, si organizzano e studiano.

Da queste storie di cambiamento, dalla voglia di resistere e costruire nel profondo sud d’Europa, dalla necessità di non rassegnarsi all’isolamento nasce il Circolo Arci “Porco Rosso”, uno spazio che ambisce a essere laboratorio aperto di analisi sulle condizioni della nostra città, in cui le opinioni di coloro che condividono i valori su cui si fonda la rete Arci possano trovare cittadinanza, contaminarsi, essere diffuse; un luogo che, insieme agli altri circoli Arci, abbia l’ambizione di gettare i semi perché qualcosa germogli ancora sulle macerie di troppe campagne elettorali avvelenate; un’officina corsara in cui giovani artisti palermitani trovino una casa per coltivare ciò che amano, un mezzo per promuovere la scena musicale locale, in cui ribellarsi alla mediocrità e creare.

Pensiamo sia il momento di trovare linguaggi nuovi, che contrastino la superficialità imperante che ha reso la discussione politica un affare in cui la strategia e la comunicazione diventano non un mezzo ma un fine. Un contesto che ha inquinato i pozzi e rischia di allontanare un’intera generazione dal dibattito politico. L’unico modo per liberarci è contaminarci, uscire da schemi predeterminati che dividono e portano all’autoreferenzialità. Vogliamo rimettere in gioco le idee di tanti che, decidendo di non diventare tifosi delle tante piccole conventicole di potere cittadine, non hanno ancora perso le speranze di riprendere in mano il proprio destino dando il proprio contributo alla crescita della comunità. Lo vogliamo fare non solo con chi sta a Palermo ma lavorando insieme anche ai tanti che da Palermo sono dovuti andare via.

Consapevoli però che il problema non è, come spesso descritto, il semplice fatto che dal Sud si viaggi e si progetti la propria vita altrove ma l’assenza di libertà dietro queste scelte. Un problema che, specularmente, si riflette nell’assenza di reciprocità, nel fatto che oggi la nostra città non è attrattiva per chi palermitano non è. Pensiamo che costruire muri sia il modo più sbagliato per affrontare la crisi in atto, e che sia arrivato il momento di affrontare i nuovi razzismi ed i nuovi nazionalismi senza timidezza, trovando nuovi modalità e nuovi linguaggi che facciano uscire dalla retroguardia le idee di chi pensa che questa crisi trova le sue ragioni profonde nelle diseguaglianze e nella privazione dei diritti di fasce sempre più ampie della popolazione. In questo senso la difesa del diritto all’istruzione pubblica statale, del diritto di ognuno di costruire il proprio percorso di vita dove vuole, del diritto ad un equa retribuzione equa e proporzionale al lavoro svolto, del diritto ad essere liberi dal bisogno non sono battaglie singole ma legate da un forte nesso comune.

Tutti diritti che oggi non vanno difesi ma riconquistati, contrastando la retorica della meritocrazia con la quale la nostra classe dirigente sta mettendo ai margini fasce sempre più ampie di popolazione. Abbiamo bisogno, per tutto questo, non solo di uno spazio fisico ma soprattutto di uno spazio immateriale, che dia cittadinanza a quei “pensieri lunghi” sul nostro mondo e sul nostro modello di sviluppo.

Perché un maiale che non vola è solo un maiale.

sito: HTTP:// arciporcorosso.it

CLEDU

La Clinica Legale per i Diritti Umani (CLEDU)

La Clinica Legale per i Diritti Umani dell’Università di Palermo (CLEDU) nasce dalla convenzione tra Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Palermo e l’Altro Diritto Onlus, di cui il Dottorato di ricerca in “Diritti Umani: Evoluzione, Tutela e Limiti” e l’associazione L’Altro Diritto Sicilia sono soggetti attuatori. A settembre 2016 il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Palermo ha firmato un protocollo d’intesa con «L’altro diritto. Centro di ricerca interuniversitario su carcere, devianza, marginalità e governo delle migrazioni», il cui scopo è promuovere e coordinare le cliniche legali in Italia.  

Le cliniche legali sono un’iniziativa diffusa nelle università di giurisprudenza per permettere agli studenti di sperimentare nella pratica la professione di giuristi, e al tempo stesso offrire un servizio di consulenza legale gratuita, promuovendo cause di giustizia sociale. Presenti in tutto il mondo, le cliniche legali cercano di colmare il divario tra la formazione accademica e la complessità della realtà e del diritto vivente.

La CLEDU, coordinata dal Prof. Aldo Schiavello, è un programma di formazione giuridica che mira a sviluppare capacità e competenze, sia teoriche che pratiche, di giovani giuristi, rafforzando la loro responsabilità etica e sociale.

Nel contesto dello sportello di orientamento e consulenza legale, sotto la supervisione di docenti, tutor e avvocati, gli studenti offrono un servizio legale gratuito rivolto ai migranti in materia di protezione internazionale e regolarizzazione dello status giuridico.

Nell’ambito dei progetti di street-law gli studenti svolgono attività di informazione rivolta a persone che si trovano in specifiche condizioni di bisogno (come ad esempio detenuti, migranti irregolari, ecc.) rispetto ai loro diritti e alle rispettive garanzie giuridiche.

Oltre a rispondere alle esigenze di tutela e accesso ai diritti di individui e gruppi marginalizzati o resi vulnerabili, la CLEDU si propone di supportare l’attività svolta da attori già esistenti, quali associazioni e studi legali presenti sul territorio, favorendone la sinergia e la collaborazione.

https://www.unipa.it/dipartimenti/di.gi./clinica-legale-per-i-diritti-umani/

https://www.facebook.com/CLEDU-1663643247204597/

cledu@unipa.itPLUS D’INFORMATIONS

CLINICA LEGALE PER I DIRITTI UMANI.
cledu@unipa.it

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